Bedlam behind the fog
La carrozza attraversò l’arcata nella fredda mattina del diciannovesimo
giorno di gennaio 1894.
Da qualche ora la nebbia aveva invaso la corte della struttura dopo una
nottata di pioggia mista a nevischio. I cavalli si fermarono al comando
del cocchiere, le ruote slittarono per qualche metro sul fango.
Due metronotte lasciarono il loro posto di guardia e raggiunsero le porte
blindate del mezzo. Dopo qualche minuto di attesa, il cocchiere scese
dalla carrozza e sistemò il cappotto per far fronte all’umidità.
Le porte si aprirono e, accompagnato dal frastuono di catene, un pesante
scarpone nero piombò con un tonfo sul terriccio infangato della corte del
manicomio di Londra.
***
Correva l’anno 1883 in Francia…
Il dottor Van Haymer sbattè violentemente il tomo secondo di Anatomia
Umana di Richard Backman sulla cattedra.
“Voi ritenete di sapere tutto sul corpo umano, dopo aver letto questo
volume.” urlò.
“Vi sbagliate! Questa è solo teoria! Chi di voi sarà così determinato a
scoprire come può essere applicato tutto quello che vi sto insegnando… e
si spera stiate imparando… diventerà un bravo chirurgo e potrà
avvicinarsi a capire quel mistero che è l’essere umano.”
Uno scrosciante applauso invase l’aula di anatomia. Gli studenti, una
ventina rigorosamente in piedi dietro ai banchi, tacquero al cenno del
Professore.
“Lei!” indicò Van Haymer.
Una ragazza rossa si guardò attorno.
“Sì lei!” confermò. “Per quale motivo si trova qui? Non lo sa che le donne
non sono fatte per aspirare a raggiungere le vette della scienza? Sarà
molto dura ragazza mia, dovrà applicarsi e stupirmi.”
La ragazza cercò di trattenere le lacrime.
“Su… fa così perchè vuole fare impressione… ma alla fine non è
cattivo…” sussurrò alle sue spalle un ragazzo moro, con gli occhialini
tondi, alto e di bell’aspetto.
Lei annuì.
“Mi chiamo Nigel, Nigel Saint-Denys.” disse lui sorridendo.
“Isabeau Moreau. Molto lieta.” rispose lei.
“Possiamo studiare assieme se ti va. Non sono molto ferrato in anatomia…
però potrei darti qualche suggerimento in psichiatria…”
“Silenzio laggiù!” tuonò Van Haymer, e la classe rimase in religioso
silenzio.
Correva l’anno 1886 in India…
Conrad riprese conoscenza all’interno di una chiesa adibita a ospedale.
Centinaia di letti, almeno dalla sua posizione, riempivano quel vasto
edificio. Cercò di muovere la testa ma una fitta alla gamba lo colpì.
“Stai calmo ragazzo.” si preoccupò di dire un’infermiera. “Dottore… il
ragazzo si è ripreso.”
“Benissimo!” urlò un uomo moro, con gli occhialini tondi.
“Salve giovanotto. Sono il tuo dottore. Nigel Saint-Denys. Il tuo nome?”
chiese.
“Conrad Lloyd Cromwell” rispose in tono sommesso.
“Oh, inglese! Mia madre era inglese. Due cognomi, sei forse nobile?”
Il ragazzo si lamentò per il dolore.
“Vedi, ti ha colpito una palla di cannone. Di striscio s’intende… e
quando ti hanno portato qui ho dovuto sistemare un brutto taglio che hai
nella gamba destra. Ma è andato tutto bene.”
L’infermiera di rimando sorrise. “E’ un ottimo dottore, sei stato fortunato.”
“Mente…” disse Nigel in tono scherzoso. “Sono uno psichiatra, ma ho
faticato tanto per passare l’esame di anatomia. Sei stato molto fortunato,
potevo fare un lavoro peggiore…” e scoppiò in una fragorosa risata.
“Se vuoi posso portarti dei libri in inglese, ne ho alcuni con me. Ti
aiuteranno a passare il periodo di ricovero.”
Correva l’anno 1888 a Dublino…
Alle sei di sera il pub si riempì di avventori. Alcune facce nuove,
tantissimi abitanti della zona. L’attenzione di Breandan si posò su un
uomo che tutt’altro aveva fuorché caratteristiche irlandesi.
Si era seduto solo, al bancone, e aveva appoggiato due grossi volumi sullo
sgabello vicino al suo.
I volumi erano in lingua germanica.
Breandan per curiosità si avvicinò e l’uomo moro, notandolo, liberò lo
sgabello e sorrise.
“Salve.”
“Salve” disse Breandan “non sei di queste parti. O sbaglio?”
“No, ho viaggiato molto. Sono francese.”
Lo sguardò di Breandan caddè sui volumi.
“Oh, parli austriaco?” chiese.
“Un poco.” rispose cupo Breandan.
“Sono libri nuovi, appena usciti in Austria. Sono di uno studioso che
lascerà sicuramente il segno… anche se è veramente una persona strana.”
“Che significa?” chiese lo scozzese indicando il titolo.
“Sulla teoria dell’attacco isterico. Ha ormai qualche anno.” l’uomo prese
il boccale.
“Io sono Nigel Saint-Denys, molto lieto. Mi fermerò qui alcuni mesi per
studiare tecniche avanzate. Tu sei della zona?” disse allungando la mano.
“Breandan McGrady. Scrittore. O almeno spero.” e strinse calorosamente la
mano al francese.
Correva l’anno 1889 a Londra…
Nigel lasciò la stazione di King’s Cross portandosi dietro due grossi
bauli contenenti tutto il suo avere.
Stava aspettando la carrozza del Bethlem Royal Hospital, ma ormai da più
di un’ora non passava anima viva. I lampioni erano già stati accesi e le
tenebre stavano calando”.
“Ottimo inizio Nigel…”
Si mise in cammino trascinando i bauli in cerca di una carrozza o di una
locanda.
La nebbia, la notte senza luna o semplicemente la sfortuna volle che
incappò in Fleet Street.
Dopo pochi minuti due sagome sbucarono da un vicolo buio e con un’abile
mossa atterrarono il dottore.
Quando Nigel riprese i sensi si trovò in una pozzanghera a bordo strada.
Il giorno dopo arrivò al Bethlem, senza bauli e con un aspetto pietoso,
solo per scoprire che la segreteria dell’istituto non si aspettava il suo
arrivo prima di un mese.
Sconsolato, ma ripulito, si prese un giorno di riposo e vagò per le strade
di Londra fino a imbattersi in un’agenzia di investigazione. Curioso e un
poco dubbioso entrò.
Una giovane ragazza, molto carina, lo accolse.
“Salve, sono Nigel Saint-Denys. Ieri sono stato aggredito e spogliato
delle mie valige… voi potete fare qualcosa per ritrovarle? Tengo
particolarmente al contenuto…”
“Forse possiamo fare al caso suo Mr. Saint-Denys.” disse la ragazza
pronunciando Saint-Denys all’inglese. “Sono Jen Wilkinson. Le chiamo
subito mio fratello.”
“Saint-Denys.” ripetè lui con accento francese. “Sono di origini
francesi.” e rise. “Posso invitarti a mangiare un boccone con me questa
sera?”
Sempre lo stesso anno a Londra…
Nigel accarezzò la copertina del suo libro di Freud. “Sulla teoria
dell’attacco isterico” ripetè ripensando alla Dublino dell’anno prima. I
suoi libri erano stati ritrovati, probabilmente perchè ritenuti di poco
valore dai ladri. I grossi bauli verdi scuro con le iniziali N. S. D. in
oro, no.
Appoggiò accanto al volume una siringa sporca di sangue e lasciò che la
morfina entrasse in circolo. Era diventato schiavo di quella sostanza da
qualche mese, era innamorato della sensazione di apertura mentale che
poteva garantire, unita al rilassamento del corpo. Londra aveva avuto un
forte impatto su di lui: ormai esisteva solo il suo lavoro. Passava i
giorni e le notti immerso nello studio e nella ricerca. Gli unici svaghi
erano il vino, la morfina e le donne di facili costumi. Una relazione
stabile sarebbe stata impossibile da gestire.
Quella notte, spinto dalla morfina, lasciò il Bethlem e si fece condurre
nella City. Consigliato da un amico dottore visitò per la prima volta il
nuovo bordello aperto in Piccadilly.
Le donne lo accolsero e lui si abbandono alla lussuria.
La maitresse lo accompagnò nella stanza della sua ragazza migliore: Esha
Deol.
“Siediti e spogliati straniero. Io,oggi, sarò tutto.” sussurrò nella
penombra della stanza.
Correva l’anno 1891 a Londra…
Nigel Saint-Denys accolse Elisabeth nel suo ufficio.
La ragazza osservò il dottore. Era un bell’uomo all’incirca di trentotto,
quarant’anni. In quegli anni era stato tutto per lei. Dottore, amico,
padre. Ma il suo aspetto si stava sciupando rapidamente.
“Elisabeth. Questa è l’ultima volta che ci vediamo tra queste mura.” disse
Nigel col sorriso sulle labbra.
Lei era troppo emozionata.
“Posso dire di aver ottenuto il mio più grande successo con te. Posso dire
di averti guarita. Ma voglio tu sappia che non avrei fatto nulla senza il
tuo aiuto. Insieme abbiamo battuto la tua malattia. Ora puoi tornare a
Londra, trovarti un lavoro, un uomo da sposare e costruirti una vita. Tu
te lo devi e te lo meriti.”
La ragazza si alzò in piedi e corse ad abbracciare il dottore, piangendo.
“Non mi perderai. Ci vedremo ancora, se lo vorrai.”
Lei annuì e si perse nel suo caldo abbraccio.
***
Lo sguardo del paziente si alzò dal terreno e incrociò quello di Nigel
Saint-Denys prima di indugiare sull’imponente palazzo che l’avrebbe
accolto forse per il resto della vita.
Il Bedlam troneggiava dinanzi a lui nel suo soffocante potere.
L’architettura piegata al volere di mille menti pazze e governata dai tre
regnanti Odio, Follia e Morte lo reclamava. Era la porta dell’inferno. Era
il crocevia dei morti. Era Metropolis. Lui desiderava entrare in quel
luogo ma nello stesso tempo ne era terribilmente spaventato.
Nigel lasciò la finestra e ritornò alle sue scartofie. Accese la pipa e
prese il nuovo fascicolo dal cassetto.
Avrebbero assegnato a lui quel paziente. Uno strano caso, a detta del suo
predecessore. Annotò qualcosa sul diario e fece chiamare un ragazzino
biondo. Due erano i messaggi da consegnare quella giornata.

